La digitalizzazione delle PMI prosegue nonostante le difficoltà Skip to content

La digitalizzazione delle PMI: facciamo il punto

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Dove siamo in Italia con la digitalizzazione delle PMI? Quanto ha influito la pandemia e la necessità di potenziare lo smart working sullo sviluppo informatico delle Piccole e Medie Imprese italiane? Allarghiamo la prospettiva alle PMI dell’Unione Europea. Nella Comunicazione della Commissione Europea del 30 marzo 2020 si dice che le PMI sono 25 milioni (il 99% di tutte le imprese) e rappresentano la spina dorsale dell’economia dell’Unione. Impiegano circa 100 milioni di lavoratori, due terzi della forza lavoro disponibile, e generano più di metà del PIL. Molte di loro hanno carattere innovativo e sono focalizzate sulle risposte al cambio climatico, sull’efficienza energetica e sulla coesione sociale.Unione Europea Le PMI rappresentano quindi la base della strategia industriale europea. Di conseguenza la Comunicazione presenta un piano per favorirle in alcuni aspetti chiave, a partire dalla transizione verso la sostenibilità e la digitalizzazione. La Comunicazione fa anche il punto sui primi mesi del 2020, all’inizio della pandemia, evidenziando il divario tra grandi imprese e PMI: il 54% delle prime in quel momento aveva già integrato tecnologie digitali, mentre solo il 17% delle PMI. Perché? Diffidenza, vulnerabilità rispetto alle minacce informatiche, difficoltà ad utilizzare i Big Data. Per non parlare dell’Intelligenza Artificiale. D’altra parte, la transizione verso la digitalizzazione deve avvenire in tempi rapidi, perché le PMI europee possano resistere alla concorrenza e alle sfide provenienti dal resto del mondo, da Oriente come da Occidente. Non a caso l’obiettivo di migliorare la competitività delle PMI europee era già nella “politica di coesione”, ovvero la principale politica di investimento UE, per gli anni 2014-20, con un finanziamento di più di 65 miliardi di Euro da parte del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR).
La digitalizzazione in Italia
E in Italia? Nell’indice DESI 2020 (Indice di digitalizzazione dell’economia e della società) della Commissione Europea l’Italia si piazza al 25° e quartultimo posto, seguita solo da Romania, Grecia e Bulgaria. L’indice DESI prende in considerazione cinque fattori: connettività, competenze digitali, uso di Internet da parte dei singoli cittadini, tecnologie digitali delle imprese e servizi pubblici digitali. UfficioNel calcolo complessivo, le tecnologie applicate alle imprese pesano per il 20%. Tutti e cinque gli ambiti vedono un rafforzamento in Europa, rispetto agli anni precedenti, e un lieve miglioramento anche in Italia. Tuttavia, per quanto lo Stato italiano abbia effettuato sforzi significativi per rispondere alle esigenze di connettività e di servizi on line a causa della pandemia, la digitalizzazione delle imprese resta al palo. L’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano ha presentato all’inizio del 2020 una ricerca, relativa al 2019, su un campione di 1500 PMI italiane sulle 200.000 esistenti. Il 61% del campione si dichiara consapevole che è necessario innovare digitalmente le imprese, e anche un altro 27% risulta abbastanza favorevole. Da dove nasce allora la resistenza al cambiamento? Forse da una visione strategica a breve termine, causata dalle difficoltà economiche, ma principalmente dalla mancanza di competenze digitali e di informazioni sulle misure di sostegno statali.Strumenti informatici Nel complesso, lo studio ha definito quattro profili “digitali” delle PMI: Digitally Mature (26%), Inward-Oriented, ovvero digitalizzate verso l’interno, ad esempio per gli approvvigionamenti (28%), Outward-Oriented, cioè digitalizzate vero l’esterno, con una spiccata presenza online (20%), Digitally Immature (26%). E anche il cloud è ancora distante dalle PMI, tanto che solo il 30% ne fa uso. C’è principalmente una resistenza culturale, ma anche una scarsa conoscenza delle più recenti tecnologie. Ad esempio, meno della metà del campione ha sentito parlare dell’Internet of Things (IoT), che si annuncia come una delle principali svolte tecnologiche del prossimo futuro. Sembra però esserci una diffusa consapevolezza della necessità di aprirsi all’innovazione e alla digitalizzazione. Non solo l’UE, ma anche il Decreto Direttoriale 9 giugno 2019 ha previsto fondi da impiegare nella Digital Transformation delle PMI.
E le Risorse umane?

I software gestionali sono in crescita nel nostro Paese, anche se il settore resta relativamente piccolo rispetto ad altri comparti dell’industria nazionale. In più, le piattaforme HR rappresentano un segmento ancora limitato di questo stesso settore. Tuttavia, ai moduli più diffusi, come presenze o ferie e permessi, cominciano ad affiancarsi funzioni innovative su recruitment, onboarding, engagement, per citare alcuni esempi, che si appoggiano sull’Intelligenza Artificiale o sui Data Analytics, capaci di fornire oggettività e fondamento alle decisioni strategiche aziendali.

Anche per la funzione HR è tempo di accedere a piattaforme efficaci e innovative. Come HR-Assistant.

Nelle imprese di minori dimensioni, nelle PMI, il tracking assegnazione e la disponibilità degli asset possono essere controllati attraverso un software apposito, che raccoglie in un database tutti i beni, corredati dalle loro caratteristiche, inclusa l’eventuale scadenza, ad esempio di una SIM. Il software beni aziendali interroga questo database, individua la disponibilità dell’asset, lo scarica dal magazzino quando viene assegnato, per cui l’ufficio acquisti può provvedere ad un nuovo ordine o ad una sostituzione. E attraverso il tracking assegnazione si sa di quali asset è in possesso ogni dipendente: in caso di dimissioni, è chiaro che cosa deve restituire.

Insomma, un software di gestione degli asset facilita l’amministrazione sotto molti aspetti, dalla responsabilità fiscale e patrimoniale, alla gestione del magazzino, all’assegnazione di beni al personale, al tracking di queste assegnazioni.

Tanto meglio se questo software beni aziendali non è isolato, ma fa parte di una suite completa di gestione delle risorse umane, come avviene in HR-Assistant (per approfondire, visita la pagina dedicata).

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