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Ripartenza e work engagement in tempi di pandemia

Lavoro e pandemia

La pandemia di Covid 19, che solo ora comincia ad allentare la presa sul mondo intero, ha cambiato drasticamente e rapidamente le abitudini professionali, imponendo il lockdown e il lavoro a distanza al di là di quanto avremmo mai potuto immaginare.

Se la comunicazione interpersonale e lo scambio di opinioni con i colleghi favoriscono il work engagement, che effetti può aver avuto lo smart working? Tanto più se il lavoro a distanza è stato determinato da una limitazione sanitaria e non da un accordo tra azienda e lavoratore.

Smart working tra autonomia e isolamento

L’aspirazione all’orario flessibile non è nata con la pandemia, ma si è andata diffondendo negli ultimi decenni, specialmente tra i più giovani. Il movente principale sembra essere l’aspirazione a conciliare il lavoro con la vita privata e a godere di maggiore autonomia professionale: un sondaggio di qualche anno fa ha evidenziato che in Inghilterra il 40% dei dipendenti avrebbe preferito una maggiore flessibilità ad un aumento di stipendio. E in Italia la normativa parla di “lavoro flessibile” già alla fine degli anni Novanta, anche se è la L. 81/2017 che disciplina lo smart working nella forma del lavoro agile.

Mondo in pandemia

Però il lockdown ha imposto il lavoro a distanza anche a chi era abituato a dividere nettamente ambiente professionale e vita privata. E non sono stati pochi i problemi, come la necessità di condividere gli spazi col resto della famiglia, di seguire i figli impegnati nella didattica a distanza, di superare le difficoltà della connessione internet casalinga. 

Il rapporto della Gallup Inc, State of the Global Workplace 2021, ha preso in esame l’impatto della pandemia di Covid 19 nel mondo. Per il 45% dei lavoratori intervistati esso è apparso “molto significativo” e ha determinato un calo nel coinvolgimento e un aumento dello stress, sia per il progressivo isolamento tra i Paesi, che per la chiusura dei luoghi di lavoro e il diffondersi dei licenziamenti, specie dove non erano attivati ammortizzatori sociali. 

Non a caso lo stress è aumentato particolarmente negli Usa e in Canada, e in misura maggiore per le donne (62% contro il 52% degli uomini), in quanto la cura dei figli è ricaduta soprattutto su di loro. Al contrario, in Europa il livello di stress è diminuito dal 46% del 2019 al 39% del 2020.

Uno studio dell’OECD (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha approfondito l’effetto della pandemia sul benessere psicologico dei lavoratori. Com’era prevedibile, sono aumentati i fattori di rischio legati al futuro, come l’insicurezza finanziaria e i timori di disoccupazione, mentre sono calati i fattori protettivi, come i rapporti sociali o la rassicurante routine quotidiana che include anche l’accesso alle attività formative o allo sport. I Paesi OCSE hanno messo in atto azioni di protezione del benessere psicologico e di sostegno dei posti di lavoro e del reddito, ma questi interventi potrebbero non essere sufficienti a causa del protrarsi dell’emergenza.

Un’indagine europea

L’Eurofound, (Fondazione Europea per il Miglioramento delle Condizioni di Vita e di Lavoro) ha effettuato durante il 2020 due tornate di sondaggi (aprile e luglio 2020), la prima in pieno lockdown e l’altra all’inizio delle riaperture. La ricerca ha analizzato soprattutto la percezione della qualità della vita e la fiducia nelle istituzioni; a luglio, l’indagine si è estesa anche alle problematiche legate a salute e sicurezza del lavoro, didattica a distanza e uso dei servizi on line.

I risultati sono stati pubblicati in un report dal titolo Living, working and COVID-19. Il primo sondaggio ha mostrato un diffuso disagio emotivo, preoccupazioni finanziarie e basso livello di fiducia nelle Istituzioni. Nel secondo queste percezioni negative si sono ridimensionate, specie in coloro che avevano potuto beneficiare delle misure di sostegno messe in atto dai governi. 

Com’è noto, l’Unione Europea è intervenuta massicciamente per contrastare i drammatici effetti della pandemia sulle economie dei Paesi membri. 

Europa e pandemia

La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha annunciato a maggio 2020 un piano di prestiti per sostenere la ripresa di 750 miliardi di euro, sul quale a luglio gli Stati hanno raggiunto un accordo di massima.

I sondaggi sottolineano anche forti differenze tra Paesi e tra gruppi sociali, come conseguenza di crescenti disuguaglianze. In particolare i più colpiti dalla crisi appaiono i giovani, che nemmeno nel secondo sondaggio si sono mostrati più fiduciosi verso il futuro. Inoltre le donne sono apparse più pessimiste degli uomini, sia per gli effetti del lockdown sugli equilibri tra vita e lavoro, sia per i maggiori rischi di licenziamento.

Pandemia e work engagement

La Gallup Inc. ha pubblicato a febbraio di quest’anno un rapporto sul work engagement negli USA nel 2020. Esso si avvale di interviste effettuate tra marzo e dicembre 2020 in più di 112.000 imprese, su un campione casuale di 34.557 dipendenti a tempo pieno e parziale. Dal rapporto emerge una tendenza ad alti e bassi del coinvolgimento lavorativo, con punte del 37-38% tra marzo e maggio 2020, e un brusco calo al 31% a giugno in concomitanza con l’uccisione di George Floyd. Il calo ha riguardato maggiormente i lavoratori in presenza rispetto a quelli a distanza, specie se impegnati nel settore dei servizi. Poco dopo, però, il valore è risalito addirittura al 40%, e poi si è stabilizzato al 36% nell’ultima parte dell’anno. 

work engagement

Nel complesso, secondo l’indagine, i manager hanno saputo ovviare ai problemi causati dalla maggiori difficoltà di comunicazione e dall’isolamento dei lavoratori. Infatti il 45% dei dipendenti intervistati (quasi il doppio del 2019) ha dichiarato di aver ricevuto feedback giornaliero o plurisettimanale dal proprio responsabile. Altro dato interessante: i lavoratori in remoto sono apparsi più coinvolti (38%) rispetto a quelli in presenza (32%).

 

L’indagine approfondisce anche gli effetti dello smart working forzato. Nel 2019 il rischio di burnout era maggiore tra i lavoratori in presenza rispetto a quelli a distanza. La tendenza si è invertita nel 2020, con un rischio più elevato in chi lavorava costantemente da casa rispetto a chi lo faceva solo saltuariamente. Secondo il rapporto, il 47% dei dipendenti in smart working si è sentito sostenuto dall’organizzazione e il 51% si ritiene preparato ad effettuare il proprio lavoro grazie al sostegno del proprio supervisore (47%). Se questo sostegno manca, il rischio di burnout cresce notevolmente, tanto che il rapporto lo stima  più alto del 61%.

Il paradosso benessere- impegno del 2020

 

Uno studio fondato sui dati dell’indagine della Gallup Inc. sopra menzionata, pubblicato nel marzo 2021 (The Wellbeing-Engagement Paradox of 2020), evidenzia il paradosso benessere-impegno del 2020. Normalmente, il work engagement produce un effetto benefico sulla condizione psicofisica del lavoratore, che vede il proprio impegno contribuire al successo dell’azienda e ne riceve gratificazione personale. A sua volta, questa condizione di benessere rinforza il suo coinvolgimento e fa diminuire il rischio di burnout.

Nel 2020, invece, le difficoltà causate dalla pandemia tanto nel mondo del lavoro quanto nella società sembrano aver messo in crisi il legame, con una conseguente crescita di emozioni negative, come la preoccupazione per la salute e il lavoro e, più in generale, le tensioni legate all’ingiustizia sociale e all’incertezza per il futuro. Tuttavia i lavoratori da remoto, anche se hanno percepito più di quelli in presenza un peggioramento della vita e delle prospettive di carriera, hanno dimostrato un maggiore livello di coinvolgimento. Forse, in tempi di licenziamenti e ferie forzate, avere ancora un lavoro è gratificante di per sé. Sforzandosi di aiutare l’impresa a resistere alla crisi, si sono sentiti più partecipi e uniti a colleghi e manager.
impiegato con mascherina

Quali prospettive?

La ripartenza è incominciata, ma il ritorno alla normalità pre-Covid appare ancora lontano. Riprende il lavoro in presenza, anche se varie aziende di livello mondiale stanno seguendo un sistema misto, proponendo ai dipendenti una scansione settimanale che prevede alcuni giorni a distanza e altri sul posto di lavoro, per favorire lo scambio di opinioni e la comunicazione interpersonale. Non sappiamo quale sarà il trend per il futuro, quando le imprese saranno libere di scegliere la modalità che meglio corrisponde alle loro esigenze.
HR-Assistant ha intensificato il suo impegno per sostenere le aziende nella gestione del personale, ampliando nella sua piattaforma l’offerta di moduli utili nel lavoro a distanza, come la valutazione delle competenze o la rendicontazione.

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