Skip to content

Intelligenza artificiale e risorse umane: un caso di coscienza?

Uomo e macchina

Nel film cult di Stanley Kubrik 2001 Odissea nello spazio il supercomputer HAL 9000 prende coscienza di sé e, per impedire di essere disattivato, uccide quattro dei cinque astronauti presenti con lui sull’astronave. Nel recente Moonfall, in un lontano passato la specie umana ha scelto di essere governata dall’Intelligenza artificiale per vivere in pace e in prosperità: quando essa ha sviluppato una “coscienza” ostile, gli uomini, per poter sopravvivere, hanno costruito la Luna, che non è un satellite naturale ma una specie di arca di Noè.

Insomma, la fantascienza ha introdotto da tempo l’idea di una Intelligenza Artificiale dotata di coscienza, ma ora anche nella tecnologia comincia ad affacciarsi l’idea che essa possa diventare realtà.

Una coscienza artificiale?

Ha infatti destato scalpore l’affermazione di Blake Lemoine, un ingegnere che lavora nel settore IA di Google, secondo il quale il suo LaMDA (Language Model for Dialogue Applications) possiede una coscienza simile a quella di un bambino di otto anni.

Eccesso di entusiasmo per il proprio lavoro? Questa sembra essere l’opinione dei suoi capi, visto che Lemoine si trova in congedo retribuito con la motivazione ufficiale di aver violato la politica di riservatezza dell’azienda. Certo, se si esaminano le risposte che la macchina ha dato al suo programmatore, si può rimanere sorpresi della fluidità e coerenza che dimostrano, ma altra cosa è dire che siamo in presenza di una coscienza artificiale.  

intelligenza artificiale

Anche perché sono molto vive le discussioni su che cosa sia e dove vada collocata la coscienza umana.  

Naturalmente, non sono mancate reazioni alla dichiarazione di Lemoine. A parte le più ovvie, che  mettono in discussione la sua capacità di intendere e di volere, le più interessanti sottolineano il livello di complessità di un software capace di imitare così bene un essere umano. E il dibattito si sta estendendo, perché c’è chi teme la creazione di un’IA maligna capace di distruggere l’umanità: lo studioso statunitense Eliezer Yudkowsky ha stilato una “lista di letalità” di una eventuale AGI (Intelligenza Umana Generale, cioè non focalizzata su un ambito specifico) malvagia, evidenziando gli enormi danni che potrebbe provocare all’uomo.

D’altra parte, già nel 1942 il grande scrittore di fantascienza I.Asimov aveva previsto i problemi connessi con l’IA e aveva proposto le tre leggi della robotica, che potremmo definire un esempio di etica artificiale.

IA e gestione delle risorse umane

Uno dei fattori che rendono complesso l’utilizzo dell’IA nella gestione delle risorse umane è la difficoltà di reperire la mole di dati necessaria perché essa sviluppi il suo apprendimento. Nel marketing, per ottimizzare il prodotto e scegliere come presentarlo ai potenziali clienti, le grandi imprese possono reperire facilmente la grande quantità di dati necessaria a far funzionare gli algoritmi di IA. Al contrario, i dati disponibili nel settore delle risorse umane sono di solito troppo pochi rispetto a quanti ne servirebbero. Google ha avuto nel 2021 un fatturato di 257 miliardi di dollari, grazie alla vendita di prodotti e servizi; tuttavia ha in tutto il mondo solo poco più di 135.000 dipendenti.  

Inoltre nelle risorse umane giocano un ruolo importante gli aspetti emotivi e interpersonali, cui si aggiungono fattori socio-psicologici come i rapporti tra dipendenti, la percezione del proprio status rispetto agli altri, i contratti di lavoro, e così via.

Comunque, visto che negli USA le spese per il personale coprono il 60% del totale dei costi di un’azienda, dobbiamo aspettarci che l’IA si farà strada anche in questo campo.

Per il momento, però, i problemi maggiori arrivano piuttosto dall’etica umana. L’introduzione dell’IA determina un’automatizzazione sempre più spinta, che sembra dettata soprattutto dall’abbassamento dei costi: avere un assistente artificiale che funziona ventiquattro ore su ventiquattro tutti i giorni della settimana, non chiede permessi per malattia e non presenta rivendicazioni salariali può sembrare molto allettante. A meno che non sviluppi una coscienza.

Per queste ragioni l’IA sta già occupando un ruolo significativo nei processi di ricerca e di assunzione del personale.

Il recruiting

Il primo settore interessato dall’IA è stato quello del recruiting, specie in aziende che devono assumere molto personale in breve tempo, o che hanno una mobilità elevata dei dipendenti. Il costo “umano” in questi casi può essere molto elevato, perché vanno analizzati molti curricula, selezionati e intervistati i candidati più interessanti, con un grande dispendio di tempo e risorse per arrivare alle assunzioni vere e proprie. Si stima che per coprire una sola posizione un reclutatore impieghi mediamente 14 ore e mezza a settimana. Non sarebbe meglio far svolgere almeno il lavoro di scrematura ad un sistema IA?

Poi però si è andati oltre, affidando alla macchina anche il primo colloquio con il candidato. Niente di male se esso si limita ad approfondire aspetti già presenti nel curriculum: un chatbot può porre al candidato domande preregistrate, raccogliendo per i reclutatori umani ulteriori informazioni su competenze, formazione e contratti precedenti. Molto critica appare invece la scelta di servirsi di chatbot più complessi che simulano il reclutatore umano: HireVue ha sviluppato un chatbot che pone domande prestabilite ai candidati, analizzando fino a 25.000 dati, tra cui le espressioni facciali, il lessico, la cadenza e la postura. I candidati hanno 30 secondi per pensare e fino a tre minuti per rispondere. Il tempo totale di ogni colloquio varia tra 20 e 30 minuti. Il prodotto è utilizzato da grandi colossi internazionali come Hilton Hotels, Ikea, Coca Cola.

Alcuni Stati degli USA stanno cominciando a introdurre norme per disciplinare l’uso di questi chatbot: ad esempio, l’Illinois ha introdotto nel 2020 una norma per imporre di informare il candidato se lo screening verrà effettuato da un algoritmo IA.

Anche in Italia stanno prendendo piede questo tipo di applicazioni. Algho è un assistente virtuale IA sviluppato da QuestIT s.r.l., azienda senese specializzata nel settore: diverse agenzie interinali lo utilizzano come supporto al recruiting, ma il prodotto potrebbe essere impiegato anche in altre funzioni HR.

Inoltre, una serie di grandi società ha cominciato ad usare l’IA nella ricerca del personale: tra di loro si contano Ferrovie dello Stato, A2A ed Esselunga.

I fautori di queste applicazioni sostengono che attraverso la “neutralità” dell’IA si possono eliminare o almeno limitare i pregiudizi che inevitabilmente un reclutatore umano potrebbe dimostrare verso i candidati. O addirittura che i candidati stessi preferiscano incontrare una macchina piuttosto che una persona.

Però, se l’automatizzazione diventa decisiva per l’assunzione, bisognerebbe essere sicuri che i dati su cui si basa l’algoritmo dell’IA siano davvero capaci di evitare i pregiudizi umani.

Nel 2018 Amazon ha abbandonato il suo sistema di reclutamento IA perché discriminava le donne nei lavori tecnici: evidentemente non c’era un intento maschilista da parte dell’algoritmo, ma semplicemente i dati su cui si basava erano influenzati dai pregiudizi umani.

Noi di HR-Assistant…

Noi di HR-Assistant crediamo nell’IA come strumento accessorio per facilitare le operazioni più meccaniche della gestione del personale, ma siamo ben lontani da auspicare un suo ingresso massiccio in attività in cui l’ultima parola devono averla la coscienza e le emozioni umane.

Order Konicy Today
& Get Upto a $500 Credit.

Richiedi DEMO

L’unico software gestionale HR che viene concesso gratuitamente per 30 giorni, per testarlo realmente con tutti i dati dei tuoi dipendenti e con tutta la formazione ed il supporto necessario… a costo zero!”

Per ulteriori informazioni, per richiedere una demo o per l’attivazione della prova gratuita, lascia qui sotto i tuoi dati, senza alcun impegno, e ti contatteremo prima possibile.