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Intelligenza artificiale: il futuro è già qui

Intelligenza artificiale

Negli ultimi tempi, si susseguono senza sosta notizie sull’Intelligenza Artificiale, specie in relazione a ChatGPT, l’esempio più celebre di intelligenza artificiale conversazionale. I chatbot basati su questi algoritmi si stanno moltiplicando: Alexa, Siri e Google Assistant hanno aperto la strada e ora compaiono modelli sempre più sofisticati. Anche la Cina ha il suo: il 17 marzo 2023 è stato rilasciato dalla multinazionale Baidu Ernie 3.0- Titano.

Parallelamente, si va ampliando il dibattito su effetti e rischi che l’IA può comportare nel mondo del lavoro e nella vita quotidiana di tutti.

Casi “inquietanti”

E’ comparsa recentemente nella pagina Twitter di Kuwait News una presentatrice virtuale, di nome Fedha. E’ dotata di capelli biondi, poco rappresentativi della popolazione locale, visto che solo lo 0,7% è di provenienza occidentale: l’emittente ha dichiarato che offrirà contenuti innovativi e leggerà i notiziari on line.

Al Sony World Photography Award 2023, il fotografo tedesco Boris Eldagsen ha rifiutato il premio vinto nella categoria creative open: ha dichiarato che l’immagine presentata era stata interamente generata dal software DALLE 2 di OpenAI. Non è chiaro se la giuria ne fosse a conoscenza. L’artista ha voluto in questo modo aprire la discussione sul futuro della fotografia: a suo parere l’IA non dovrebbe mai essere impiegata in premi come questi. Le sue parole: “Sono entità diverse. L’intelligenza artificiale non è fotografia.”

Lo scorso gennaio, Jake Auchincloss, il deputato più giovane del partito democratico (34 anni), ha letto alla Camera dei Deputati un breve discorso, dichiarando che esso era stato generato da ChatGPT. La ragione: sollevare il dibattito sull’impatto dell’IA, evitando che si ripeta il ritardo legislativo che si è verificato con i social media. Il discorso scritto da ChatGPT riguarda la creazione di un centro USA-Israele per la ricerca e lo sviluppo dell’IA nell’ambito pubblico, privato e nell’istruzione.

Uomo e Intelligenza Artificiale
Licenza contenuti Pixabay

L’Università di Cagliari ha messo alla prova ChatGPT sul test dello scorso anno per l’accesso alla facoltà di Medicina. Il punteggio conseguito è stato di 46,3/90, sufficiente a consentire l’ammissione alla sede universitaria della Sapienza di Roma. A quanto pare, l’IA ha incontrato le maggiori difficoltà nelle domande che richiedevano il pensiero logico.

Negli USA si è ottenuto un risultato analogo nell’esame che consente l’accesso alla professione medica (USMLE), anche se dalla prova sono state escluse le domande che richiedono un addestramento specifico. D’altra parte alcuni ospedali utilizzano già ora sistemi di IA per riscrivere i referti più complessi.

Allarmi e contromisure

Ferry Hoes è cofondatore del Brand Humanizing Institute, che ha lo scopo di studiare il rapporto tra uomo e tecnologia, con particolare riguardo all’IA. Alla fine del 2019, ha pubblicato una riflessione sull’etica dell’IA, osservando che essa ha già prodotto dati moralmente distorti. Poiché non siamo in grado di controllare il “comportamento” degli algoritmi di IA, tanto meno saremo in grado di garantirne i valori etici. Quindi, dobbiamo monitorare e sorvegliare ogni specifica tecnologia per assicurarci che non stia violando la nostra “bussola morale”.

Aula di Università
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Geoffrey Hinton, il cui lavoro sulle reti neurali è stato determinante per lo sviluppo degli algoritmi di IA, ha lasciato recentemente Google e ha cominciato a parlare dei rischi associati all’IA. Lo scienziato ha espresso le sue preoccupazioni riguardo il rapido sviluppo degli strumenti dotati di IA, che potrebbero presto rappresentare una minaccia globale.

Il Congresso USA ha avviato recentemente un percorso per analizzare i rischi associati all’IA e arrivare ad una regolamentazione. In una delle audizioni previste è comparso Sam Altman, CEO di OpenAI, società produttrice di ChatGPT. Egli ha chiesto esplicitamente al Congresso di dare vita ad una  agenzia di controllo per le imprese che sviluppano prodotti IA, al fine di evitare i pericoli ad essa associati: questi riguardano tanto la perdita di posti di lavoro quanto il rischio di disinformazione attraverso la generazione di fake news.

In effetti, sembra esistere nel Congresso un sostegno bipartisan alla creazione di questa agenzia, ma è diffuso il timore che essa non riesca a tenere il passo dei progressi dell’IA.

La Commissione dell’UE ha presentato già nel 2021 una proposta di regolamento. Il 25 novembre 2022 è stata formulata una versione “di compromesso” dell’Artificial Intelligence Act, che ha ricevuto una prima approvazione nei giorni scorsi. Il via libera del Parlamento alla formulazione di una vera e propria normativa è previsto per la metà di giugno, con l’obiettivo di dare vita entro la primavera del 2024 alla prima regolamentazione al mondo sull’IA.

Inoltre, la vicepresidente della Camera Anna Ascani, in qualità di presidente del Comitato di Vigilanza sull’attività di documentazione, ha avviato a Montecitorio un percorso di approfondimento sull’IA, valendosi del contributo di esperti e operatori nazionali e internazionali. L’iniziativa era stata ideata già prima della pandemia di Covid 19, e ha lo scopo di diffondere le informazioni rendendo pubbliche le audizioni. Altro fine è quello di individuare possibili applicazioni di IA per la documentazione parlamentare.

Infine, notizia recentissima: USA e UE lavoreranno ad un “codice di condotta” comune, aperto a tutti i Paesi che vorranno condividerlo. Esso dovrebbe essere disponibile prima dell’AI Act e nasce dal timore che sia la Cina a guidare la regolamentazione.

Le analisi

Si può fermare l’avanzamento dell’IA?

L’UE stessa non chiude affatto le porte. Al contrario, immagina un “approccio europeo all’eccellenza nell’IA” che ne veda lo sviluppo sul mercato, la diffusione come un bene per le persone e costruisca una leadership strategica in settori ad alto impatto.

Lo scorso aprile Goldman Sachs ha pubblicato un rapporto, secondo il quale circa due terzi degli attuali posti di lavoro negli Stati Uniti e in Europa saranno soggetti ad un certo grado di automazione per mezzo dell’IA, e fino ad un quarto dei posti di lavoro attuali potrebbero essere sostituiti da strumenti di IA generativa. D’altra parte, le innovazioni tecnologiche tendono a introdurre nuovi profili lavorativi: uno studio dell’economista David Autor citato nel rapporto ha rilevato che il 60% dei lavori attuali non esistevano nel 1940.

edificio del Parlamento Europeo
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ResumeBuilder ha intervistato a febbraio 1000 capi azienda negli USA allo scopo di individuare il numero di imprese che si avvale di ChatGPT. I risultati: la metà lo utilizza già e quasi tutti pensano di aumentarne l’uso; il 30% pensa di introdurlo a breve. Quasi la metà di chi già se ne serve ha sostituito parte dei lavoratori, e il 25% dice di aver risparmiato in media 75000 dollari; infine, il 90% dei manager pensa che conoscere ChatGPT sia una competenza fondamentale per chi cerca lavoro. E infatti, un’altra indagine di ResumeBuilder dello scorso aprile dimostra che, nel 92% di imprese che assumono, il 91% ricerca urgentemente profili con esperienza ChatGPT, per ottenere un vantaggio competitivo sulla concorrenza. Tutti sono tuttavia consapevoli che si verificherà una riduzione di posti di lavoro.

Un’ulteriore ricerca della stessa società dimostra che quasi la metà degli aspiranti ad una posizione lavorativa utilizza ChatGPT per il curriculum o la lettera di motivazione, con ottimi risultati.

Foto di una scuola
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Una ricerca dell’Università di Princeton pubblicata a marzo analizza le venti professioni maggiormente influenzate dai sistemi avanzati di IA. Il suo impatto potrà portare ad una sostituzione degli attuali impieghi, ma anche ad una profonda trasformazione delle metodologie di lavoro correnti. Al top della classifica il telemarketing, cui seguono le professioni legate all’insegnamento, gli psicologi, i sociologi, persino i giudici.

Il quadro è in continuo aggiornamento. Possiamo solo dire che questo articolo NON è stato scritto da ChatGPT, ma non facciamo previsioni per il futuro…

 

 

Noi di HR-Assistant

Noi di HR-Assistant siamo aperti all’innovazione e alle potenzialità che l’IA può presentare sulla gestione del personale: il nostro scopo, però, non è sostituire le persone ma permettere loro di svolgere, anziché attività ripetitive e frustranti, compiti significativi e cruciali per l’impresa.

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