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Contrattazione o salario minimo legale? Paese che vai norma che trovi

Salario minimo: Una mano tiene degli euro

Siamo tornati recentemente a parlare del salario minimo. Il CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoroha espresso il 12 ottobre un parere sulla proposta di Legge n.1275 che riguarda questo tema, presentata alla Camera il 4 luglio di quest’anno. L’intervento del CNEL è stato richiesto dal Governo l’11 agosto e tratta anche del cosiddetto lavoro povero.

Che cosa si intende per “lavoro povero”? Il vocabolario Treccani lo definisce un’“occupazione remunerata con un salario talmente modesto che non permette di superare la soglia di povertà”. La proposta di Legge n.1275 si propone appunto di intervenire su questo fissando per legge un salario minimo di 9 euro. 

banconote e monete euro
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Secondo il CNEL, che ha votato a larga maggioranza il documento, il salario minimo non risolverebbe i problemi del lavoro povero ed è quindi meglio continuare ad affidarsi alla contrattazione collettiva. A parere del CNEL, “il buon funzionamento della contrattazione collettiva sulla determinazione dei salari è uno strumento importante attraverso il quale garantire che i lavoratori siano tutelati da salari minimi adeguati che garantiscano quindi un tenore di vita dignitoso”.

La proposta di Legge torna quindi in Parlamento, ovvero alla Commissione parlamentare per il Lavoro Pubblico e Privato.

Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio, ha accolto con soddisfazione il documento del CNEL, osservando come la contrattazione collettiva in Italia copra il 95% dei lavoratori del settore privato e pertanto rispetti i parametri della direttiva europea sul salario minimo. 

Infatti tale direttiva non nega l’efficacia della contrattazione collettiva, ma chiede agli Stati particolare attenzione quando il suo tasso di copertura dei lavoratori è inferiore all’80%. La presidente Meloni ha aggiunto che il Governo intende agire sul fronte del lavoro povero, come richiesto dall’organo consultivo, mettendo in atto misure pluriennali e interventi organici.

Il salario minimo in Europa

La direttiva UE 2022/2041 del 19 ottobre 2022, nel ricordare i diritti garantiti ai lavoratori, osserva che, “se fissati a livelli adeguati, i salari minimi, quali previsti dal diritto nazionale o da contratti collettivi, proteggono il reddito dei lavoratori, in particolare dei lavoratori svantaggiati, e contribuiscono a garantire una vita dignitosa”. In definitiva “ciascuno Stato membro con un tasso di copertura della contrattazione collettiva inferiore all’80 % dovrebbe adottare misure volte a rafforzare tale contrattazione collettiva”. La direttiva infine raccomanda “un monitoraggio affidabile e una raccolta affidabile di dati” come fattori essenziali “per un’effettiva tutela garantita dai salari minimi”. La direttiva non fissa una soglia minima europea, perché di competenza del singolo Paese.

Nella UE 22 Paesi su 28 hanno introdotto il salario minimo legale. Rimangono fuori Italia, Danimarca, Finlandia, Svezia, Austria e Cipro. In questi Paesi la contrattazione collettiva copre più dell’80% dei lavoratori, con punte superiori al 90% in Austria e nei Paesi nordici. Fa eccezione Cipro, dove ne copre appena la metà.

I valori del salario minimo legale sono molto differenti, perché legati al costo della vita nel singolo Paese: in Lussemburgo si superano i 2000 euro mensili, in Olanda, Germania, Irlanda e Belgio si resta appena al di sotto, il fanalino di coda è la Bulgaria con 399 euro (dati gennaio 2023). Anche il metodo di incremento è definito dal singolo Paese: si va dall’utilizzo di una commissione di esperti, alla consultazione delle parti sociali, all’indicizzazione.

Chi ha tratto beneficio dall’introduzione del salario minimo legale? Lavoratori poco qualificati, donne, giovani, dipendenti in part time o vicini alla pensione, occupati delle PMI nel settore dei servizi. La quota dei lavori poco retribuiti non è cambiata, ma è rimasto invariato anche il tasso di crescita annuale degli occupati. 

Il salario minimo in altri Paesi
Unione Europea
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La maggior parte dei Paesi, almeno tra quelli membri o ex membri dell’ONU, ha un salario minimo definito secondo una qualche metodologia. Gli Stati federali possono averne uno nazionale e altri decisi dai singoli governi degli Stati membri o addirittura a livello cittadino. In altri casi, come in India, le differenze dipendono dal settore di attività. In questa molteplicità di situazioni, proviamo ad analizzare tre casi: Regno Unito, USA e Cina.

Nel primo caso si deve distinguere innanzi tutto tra National Minimum Wage (NMW) e  National Living Wage (NLW). Il primo si applica per legge ai lavoratori che hanno tra i 16 e i 22 anni o che si trovino nel primo anno di apprendistato pur essendo adulti. Esso è fissato annualmente e varia in base all’età: quest’anno va dalle 5,28 sterline all’ora per chi ha tra i 16 e i 17 anni alle 10,18 di chi ne ha 21 o 22. Il secondo, di importo più elevato, è previsto per chi ha 23 anni o più, ovvero la stragrande maggioranza dei lavoratori britannici. Viene rivisto il primo aprile di ogni anno e si accresce in linea con l’inflazione. Per il 2023-2024 è stato fissato a 10,42 sterline l’ora.

A Londra, poi, un progetto sostenuto dal sindaco prevede uno standard più elevato per i lavoratori della capitale, al quale le imprese possono adeguarsi su base volontaria: attualmente è di 13,15 sterline orarie.

Banconote cinesi
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Negli USA il salario minimo federale, introdotto nel 1933, è fermo dal 2009 a 7,25 dollari all’ora. Tuttavia esistono anche standard statali e locali: il valore da considerare è il più alto tra tutti. Nel 2019, il valore minimo effettivo a livello nazionale era di 11,80 dollari. Nel 2022, trenta stati e il District of Columbia avevano valori superiori al minimo federale: il salario minimo statale orario effettivo variava tra 7,25 e 15 dollari, con una media di 12 dollari.

In Cina, infine, si distingue tra salario minimo mensile, che riguarda i dipendenti a tempo pieno, e salario minimo orario, che si applica ai dipendenti part-time o temporanei. Il salario minimo non è determinato a livello nazionale, ma è materia del governo locale, a causa delle differenze sul costo della vita tra una regione e l’altra. 

Al salario minimo vanno aggiunte eventuali altre indennità, mentre, salvo poche eccezioni, esso include i premi delle assicurazioni sociali e i contributi ai fondi per l’edilizia abitativa: perciò la paga effettivamente percepita può essere inferiore allo standard salariale minimo regionale.  Esistono regole specifiche per il salario nel periodo di prova e durante le assenze per malattia: in questo caso, ad esempio, non deve essere inferiore all’80% del salario minimo locale.

Punti critici

Alcuni temono che l’introduzione del salario minimo legale risulti insostenibile per molte aziende, col rischio di trasferimento all’estero delle produzioni e di conseguente perdita di posti di lavoro in Italia.

A sua volta, il parere del CNEL del 12 ottobre parte dalla considerazione che la stessa direttiva europea 2022/2041 non impone di definire per legge un salario minimo, ma preferisce la via contrattuale. Tuttavia, se attualmente i contratti nazionali firmati da CGIL, CISL, UIL sono 211, abbiamo 353 “contratti pirata”, sottoscritti da organizzazioni sindacali minoritarie o sconosciute, che creano una concorrenza al ribasso rispetto alla contrattazione più rappresentativa. Il sistema contrattuale, insomma, sta diventando sempre più caotico, anche se i CCNL sottoscritti dalle grandi organizzazioni sindacali  riguardano oltre 13 milioni di lavoratori, gli altri all’incirca 54.000.

Va menzionata quindi la recente Sentenza 27711 (2 ottobre 2023) della Corte di Cassazione: essa riguarda alcuni lavoratori che richiedevano un adeguamento della retribuzione prevista dal CCNL, a loro giudizio troppo bassa.

operaie al lavoro
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La Corte ha stabilito che il giudice, nel valutare l’adeguatezza del salario, deve fondarsi sull’art. 36 della Costituzione e può fissare un valore minimo superiore a quello del CCNL, senza violare la libertà sindacale. Il principio cui attenersi è quello di una retribuzione che garantisca al dipendente ed alla sua famiglia “un’esistenza libera e dignitosa”.

Infine, una recente ricerca dell’OCSE ha rilevato che nei 38 Paesi membri i salari nominali previsti dalla legge sono aumentati mediamente del 29% tra il dicembre 2020 e il maggio 2023, mentre i prezzi del 25%. Essa dimostrerebbe quindi che il salario minimo è uno strumento efficace per proteggere i lavoratori a più basso reddito e non aumenta l’inflazione.

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