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Giovani e lavoro: quali prospettive?

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I fattori che stanno influenzando il quadro economico mondiale, quali i molteplici focolai di guerra, i dazi imposti dagli USA al mondo intero, l’avanzata dell’IA, l’inarrestabile cambiamento climatico, necessariamente si ripercuotono sull’offerta di lavoro, specie quella giovanile.

Tra il 2025 e il 2035, si calcola che circa 1,2 miliardi di giovani nelle economie emergenti e in via di sviluppo raggiungeranno l’età lavorativa, il numero più grande mai visto finora. Difficile effettuare proiezioni su un intero decennio, ma si può pensare che poco più di 400 milioni di loro avrà un’occupazione nel 2035, mentre 300 milioni saranno NEET, cioè non impegnati in attività lavorative, di istruzione o di formazione.

Le incertezze riguardano anche i giovani dei Paesi industrializzati, visto il crescere della tecnologia. Quanto al divario di genere, pesa globalmente a qualunque età: le donne sono solo i due quinti dell’occupazione totale e hanno il 24% di probabilità in meno rispetto agli uomini di entrare nel mercato del lavoro.

La situazione

Di tutto ciò si è parlato lo scorso 15 luglio durante la Giornata Mondiale delle Competenze Giovanili, incentrata sul tema ” Competenze per un futuro condiviso” . I punti chiave, secondo Francesca Fanelli, vicedirettrice senior per lo sviluppo di carriera dei laureati presso la Columbia University, si possono riassumere come segue:

– “Rapporti” con l’IA: non cercare carriere che siano al di fuori della sua sfera di influenza, anzi imparare a servirsi correttamente degli strumenti che offre. L’IA stessa sta diventando una competenza sempre più richiesta.

Mantenere flessibilità nelle prospettive di lavoro, perché le opportunità cambiano di frequente.

– Fondarsi su interessi e punti di forza personali, sviluppando al contempo un bagaglio di competenze trasferibili.

D’altra parte il World Economic Forum stima che il 40% delle competenze odierne potrebbe cambiare o sparire entro il 2030.

Altro punto significativo: quanto ci vuole per trovare un lavoro, buono o cattivo che sia?

Negli USA i dati indicano un tempo medio di 6,6 mesi. In realtà si può andare da 11 settimane a 24, con un disoccupato su cinque che supera le 27.

Job
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La situazione può diventare paradossale: a fronte di solide conoscenze e competenze teoriche, i candidati sentono di mancare di esperienze pratiche, ovvero di essere insieme troppo e troppo poco qualificati. D’altra parte non possono ottenere capacità pratiche se non trovano un lavoro dove acquisirle.

Un esempio per tutti: Terry Butler, un giovane inglese diplomato in agraria, ha cercato lavoro in una fattoria, ma non è riuscito a trovarlo perché mancava di esperienze pratiche. Demoralizzante.  

Peraltro, è proprio sulle posizioni di livello base che l’IA sta avendo maggior effetto, perché di fronte all’imprevedibile evoluzione del lavoro e all’andamento stagnante dell’economia in molti Paesi frena la ripresa delle assunzioni. Insomma, le imprese preferiscono evitare di assumere piuttosto che dover poi licenziare.

Pesa particolarmente la condizione di NEET: nel Regno Unito, il 45% dei ventiquattrenni non ha mai avuto un impiego, il che rappresenta un serio ostacolo per ottenerne uno. E spesso le candidature presentate non ricevono risposta, per cui mancano indicazioni su come migliorare il proprio curriculum.

Persino la Cina non è esente da tali problematiche: a luglio il tasso di disoccupazione giovanile è balzato al 17,9% dal 14,9% di giugno. è invece al 7,2% per chi ha tra i 25 e i 29 anni e al 3,9% per la fascia 30-59. Tutto ciò mentre si affacciano al mercato del lavoro circa 12,7 milioni di nuovi laureati.

Gli ultimi dati

All’inizio dell’anno, l’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro), ha previsto per il 2026 un tasso di disoccupazione totale stabile intorno al 4,9% , pari a circa 186 mln di persone, con una disoccupazione giovanile globale al 12,4% e i NEET al 20% (circa 260 mln di persone).

uomo con curriculum
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L’11 agosto sono stati pubblicati i dati aggiornati.

Concentriamoci sull’occupazione giovanile: si è arrestata la spinta positiva seguita alla pandemia, che ha raggiunto il suo massimo nel 2023. I NEET per il 2027 raggiungeranno i 264.536 milioni, con una netta prevalenza femminile (175.389 mln contro 89.146 mln di uomini), ad eccezione della UE e dei Paesi G7 dove i due generi sostanzialmente si equivalgono. Nell’UE la disoccupazione giovanile vede addirittura un divario favorevole alle donne che si collocano al 14% contro gli uomini al 15,1%.

Comunque la disoccupazione è sostanzialmente equivalente in tutte le sottoregioni del mondo.  

Se consideriamo il genere, il tasso di occupazione maschile (43,3%) è superiore di quasi 13 punti percentuali a quello femminile (30,6%): incidono su di esso le responsabilità all’interno della famiglia, varie forme di discriminazione professionale e un accesso limitato all’occupazione di qualità. Quanto sopra si riscontra soprattutto nelle sottoregioni degli Stati Arabi e dell’Africa settentrionale.

Nei Paesi ad alto reddito, a fronte di un’occupazione più stabile, si osserva però un aumento della disoccupazione giovanile, che negli USA ha raggiunto il 9,8% nel 2025 e in Europa si è mantenuto elevato (15%). Risentono di tale peggioramento soprattutto i giovani con istruzione e formazione secondaria e i laureati, al contrario di quello che accade nei Paesi a reddito basso o medio-basso.

Nei Paesi industrializzati, la “polarizzazione del mercato del lavoro” sta facendo scomparire le professioni a media qualificazione, come gli addetti ai servizi o alle vendite e gli amministrativi, specie a causa dell’IA. Nei settori tecnico-scientifici ad alta qualificazione (scienze, ingegneria,  sanità, tecnologie dell’informazione e della comunicazione) si manifesta invece una crescita costante nella maggior parte dei Paesi, soprattutto in quelli a reddito basso e medio-basso: qui evidentemente pesa meno la “concorrenza” che si genera laddove è consistente il numero di candidati con qualifiche elevate.

Europa e Italia

Nel nostro continente a giugno il tasso di disoccupazione  è rimasto stabile (Eurozona 6,3%, UE 6%). Molto più pesante l’indice relativo ai giovani: nell’Eurozona supera il 15%, con il valore più alto in Romania (28,8%), seguita da Svezia (25,9%) e Spagna (23,4%); al minimo la Svizzera, stabile al 2,8%. L’Italia è al 18,4% con 1,5 punti in più rispetto al mese precedente e notevole differenza rispetto ad altre fasce di età: ad esempio, per chi è tra i 50 e i 64 anni il tasso è al 3,4%.

Nel nostro Paese la situazione varia molto secondo il titolo di studio. Chi ha una laurea STEM trova un impiego più rapidamente degli altri, benché debba comunque affrontare una non facile transizione tra studio e lavoro. Inoltre i contratti sono per lo più a tempo determinato, come quelli di formazione o di tirocinio.

L’ILO ha dedicato nel suo ultimo rapporto uno spazio specifico all’Italia. I progressi nel mercato del lavoro giovanile sono stati determinati anche da un forte calo demografico (fascia 15–24 anni da ca. nove milioni nel 1984 a meno di sei nel 2024): in un Paese che invecchia è vitale proteggere il lavoro dei giovani, anche per evitare che scelgano di andare altrove. E’ comunque diminuita la disoccupazione e tra il 2015 e il 2025 si è dimezzato il numero dei NEET: ora sono il 13,3%.

Tuttavia i valori assoluti restano tra i peggiori dell’UE, con quattro disoccupati sotto i 25 anni contro uno solo nella fascia superiore di età.

Disoccupato
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Un laureato (20-34 anni) su quattro è sovraqualificato, come anche un diplomato su tre. Non mancano le consuete differenze territoriali e sociali, con la prevalenza del Nord sul Sud e degli uomini sulle donne: tra i laureati però il divario di genere scende al 4,1%.  

Che fare

Il rapporto ILO sopra citato dà alcune indicazioni in proposito, nel segno di una collaborazione internazionale che miri a ridurre le differenze tra Paesi, crei una governance dell’IA, rafforzi l’apprendimento permanente e lo sviluppo di competenze trasversali. Suggerisce inoltre la modernizzazione dei servizi per l’impiego e l’estensione delle protezioni sociali. In una parola, auspica la costruzione di certezze per un futuro lavorativo che al contrario appare sempre più indefinito.

La UE ha messo in atto da tempo iniziative in questo campo: già dal 2013 è stata varata l’Iniziativa per l’occupazione giovanile rivolta ai NEET, che prevede il finanziamento di apprendistati, tirocini e altro. Significativo anche il riconoscimento reciproco dei titoli di istruzione e dei periodi di studio all’estero. Sono state stanziate risorse finanziarie all’interno di iniziative e progetti da attuare nel corso di questo decennio, nei settori più svariati, imprenditoria, agricoltura, solidarietà.

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